Giove,
il re di tutti gli dei, padrone del mondo e di tutte le forze
dell'universo, spesso abbandonava la sua vita di beatitudine sul
monte Olimpo e scendeva sulla terra per vivere da umile mortale.
Durante uno di questi viaggi, incontrò Semele, una giovane
e bella fanciulla con il dono divino del sorriso. La fanciulla,
perfetta antitesi della dea Giunone (moglie di Giove, sempre accigliata,
pettegola e possessiva), riuscì a far invaghire perdutamente
il dio degli dei, coinvolgendolo in una storia carica di passione,
che li vide dare alla luce un bimbo : Bacco.
Giunone, che non tralasciava di far seguire il
marito, venne a conoscenza della travolgente storia e smascherò
a Semele, ancora ignara della vera identità del suo amante,
tutta la verità. Durante il confronto, Giove si mostrò
a Semele in un’immensa luce, sfolgorante e così intensa
da scatenare un incendio nel quale la fanciulla stessa perse la
vita. Giove, con l’aiuto di Vulcano, riuscì a salvare
Bacco, brandendo il piccolo dalle fiamme e nascondendolo all’ira della
moglie : egli si aprì una coscia con un pugnale e vi nascose
la creatura, rimarginando con cura la ferita.
Bacco
rimase nella gamba del padre fino a quando raggiunse l'età
dell'istruzione. Il suo maestro fu Sileno, divinità
dei boschi imparentato con i centauri, figlio di Pan e di una Ninfa,
sempre a cavallo di un’asina. Egli era particolarmente sgradevole
d’aspetto ma dotato di grande saggezza. Man mano che cresceva,
il discepolo subiva sempre più il fascino del suo precettore
e sempre più la sua passione si rivolgeva verso i piaceri
della vita mondana, della musica e dell’arte, anziché
verso la gloria sui campi di battaglia.
Quando giunse il momento, accettò di darsi
alla vita militare a patto però che il suo esercito non ricorresse
mai alle armi.
- E come vorresti combattere, caro Bacco?
- gli domandò ridendo Sileno.
- Con bastoni e tamburi - rispose
senza esitare il dio - In tal modo si scatenerà la guerra
dell’arte e della musica a cui nessun nemico potrà
resistere! –
Detto
fatto arruolò una grande quantità di gente, in prevalenza
donne, e ordinò loro di suonare forte e di gridare
durante il cammino. Guidò quella schiera festante a cavalcioni
di una botte, seguito dal suo maestro Sileno, sempre seduto sulla
sua asina. La strana compagnia cominciò a marciare in lungo
e in largo conquistando tutte le terre che attraversava : tutti
si affrettavano a seguire Bacco e ad unirsi al corteo festante!
Un giorno, però, Bacco si convinse che
la sua “guerra” era poco gloriosa senza sangue e chiese
consiglio a Sileno, il quale gli disse :
-
Il rimedio è facile. lo conosco una certa pianta che dà
buffissimi frutti, i quali amano tanto la compagnia da non stare
mai isolati. Allora si raggruppano intorno ad un gambo. Se strizzi
questi frutti ne viene fuori un liquido rosso che dà la stessa
energia, lo stesso vigore, gli stessi impeti che dà il sangue.
E come se nell'individuo entrasse una nuova vita. Per questo io
ho dato a questa pianta il nome di "vite".-
Soddisfatto, Bacco si avviò alla conquista
delle Indie e dell'Egitto. Occupò queste e altre terre in
poco tempo, ordinando che fosse coltivata la vite e che fosse bevuto
vino. Tutti si sottomettevano al re dalla corona di foglie, il cui
esercito non portava né morti né feriti, ma ebbrezza
ed allegria sfrenata, non versava né sangue né dolore,
ma vino e amore per l’arte e la cultura. Sileno, lo seguii
sempre, fino a che vecchio e stanco, si ritirò su un’isola
deserta, dove morì, solo.
Da allora “Sileni” furono chiamati
i saggi, i profeti, coloro i quali riuscivano a fare della cultura
strumento a disposizione di chiunque lo desiderasse.
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